Filastrocca - from retrospettiva

Succede ogni tanto
di udire un motivo
cattivo
che resta impresso ossessivo.
Sale da fuori
tra vapori e segreti
attraverso pareti.
È lo scroscio dell’acqua
nel silenzio floscio
che annacqua
il mattino,
vicino e sfinito,
senza avere dormito

Il Doppio - from Retrospettiva

Non credere di essere l’unico in questa situazione. È successo anche a me. È un momento in cui l’indignazione si affina, si fa cognizione dei mali e delle cause. Scatta una molla e l’ingranaggio si mette in moto. Prima con sintomi confusi, un certo risentimento nei confronti delle ingiustizie, delle offese che poi matura in qualcosa di più chiaro, non più rabbia ma fermento, agitazione, rivolta. Per chi ha vissuto la propria esistenza all’ombra delle comodità, delle convenienze, sembra impossibile divenire audace, rinunciare a quanto messo da parte, per farsi campione di un incorporeo fine, ancorché amaro da perseguire, ma giusto.

Occorre superare lo sbarramento imposto da una visione meccanica delle cose per abbracciare l’ebbrezza della dissoluzione. Per approdare a nuovi e più esaltanti territori della mente. Praticando le vie della marginalità si rinasce. Diventano insignificanti le informazioni personali, si crea una nuova identità, si modificano le percezioni, si raggiunge uno stato di ebbrezza, si sviluppano progetti grandiosi: si diventa onnipotenti.

Bomba - from Retrospettiva

La più imprevedibile delle manovre nasce e si sviluppa in totale isolamento. Mettere a repentaglio la propria vita ha una componente adrenalinica di primo piano

Trasformare il proprio corpo in una bomba vuol dire considerare irreformabili le proprie vittime e ridurle a un puro atto simbolico. Non il corpo degli altri è il luogo della politica, ma il proprio corpo produce politica

Questo deve fare l’individuo che si muove su un crinale costellato di cariche esplosive pronte a tuonare. E’ favilla che infiamma. E’ profeta che sprona. E’ mano che scaglia. E’ scheggia che schianta.

Il Genere Umano - from Retrospettiva

“Il genere umano procede nella catena evolutiva attraversando vari stadi. La prima età fu della natura rozza e selvaggia. In tale stato l’uomo godeva dei beni più alti: l’eguaglianza e la libertà. Egli ne godeva pienamente e ne avrebbe sempre goduto, se avesse seguito il cammino che gli indicava la Natura. La corruzione dei costumi lo ha fatto divergere dal corretto corso delle cose. Stiamo vivendo il decadimento, senza essere passati per la maturazione. Dobbiamo lottare affinché si manifesti tutta la dignità del genere umano. A quel punto l’uomo, istruito da una lunga esperienza, concepirà qual disgrazia è per lui violare i diritti altrui e prevalersi di alcuni vantaggi esteriori, per innalzarsi a pregiudizio degli altri. In quella età soltanto si vede e si conosce qual bene e quale onore è l’essere uomo. Dobbiamo contribuire alla piena conquista di questo stato, nel quale vivremo mortali e feliciâ€

Mike Davis, Breve storia dell’autobomba

L’autobomba è l’arma prescelta nella guerra asimmetrica che vede opposti i diseredati alle élite globali. Questa arma già esisteva. Anzi, le carbomb sono una costante del lungo Novecento, sin da quando la prima di una lunga serie esplose a Wall Street nel 1920 come atto di protesta contro l’incarcerazione degli anarchici Sacco e Vanzetti. In una giornata di settembre di quell’anno, scrive Mike Davis, l’anarchico italiano Mario Buda lasciò parcheggiato il suo carro trainato da un cavallo. Da lì a poco minuti un’esplosione portò la morte nel cuore finanziario del capitalismo statunitense. Gli Stati Uniti gridarono al “complotto rosso” e così il governo e a cascata gran parte dei governatori, delle forze di polizia e della magistratura usarono quella bomba per continuare la campagna di annientamento contro i wobblies, i comunisti e gli anarchici.Da allora l’autobomba ha svolto con efficacia il suo ruolo: portare il terrore nelle fila del nemico, equiparando i civili a obiettivi militari. Arma povera ma efficace.
Mike Davis, Breve storia dell’autobomba (Einaudi, pp. 249, euro 14,50

Arthur Adamov

Arthur Adamov (Kislovodsk, 23 agosto 1908 – Parigi, 15 marzo 1970) è stato uno scrittore e drammaturgo francese di origine russo-armena.

Il suo teatro, all’inizio influenzato dal surrealismo, si riannoda alla corrente del teatro dell’assurdo. La sua opera è spesso onirica; subendo in seguito l’influenza di Brecht, essa si orientò verso opere molto più politicizzate. Le sue storie sono spesso ispirate alle sue vicende personali. La sua produzione, critica e autobiografica, è una meditazione sulle proprie contraddizioni intime, dalle quali solo la sua morte volontaria (morì suicida) giunse a liberarlo.

Biografia [modifica]

Adamov (originariamente Adamian) nacque in Russia da una ricca famiglia armena che, tuttavia, perse il suo denaro nel 1917. Come avvenne per molti altri facoltosi russi del tempo, Adamov venne allevato facendo del francese la sua prima lingua, e nel 1924 si trasferì a Parigi.

A Parigi, Adamov incontrò i surrealisti ed editò il giornale surrealista Discontinuité. Cominciò a scrivere testi teatrali dopo la Seconda guerra mondiale, dei quali La Parodie (1947) fu il primo. In testi come L’invasion (1949) e La grande et la petite manoeuvre (1950) si avverte l’influenza di Franz Kafka e dell’espressionismo tedesco, nonché del teatro della crudeltà proposto da Antonin Artaud; la divisione dell’umanità in carnefici e vittime, dovuta al fato, viene messa in luce allo scopo di superarla, in nome di un comune sentire degli uomini.

Le opere successive mostrano una maggiore influenza di Brecht e di Piscator; la soluzione alla lacerazione umana è l’adesione al proprio tempo mediante un’azione politica. Il personaggio eponimo di una delle sue opere più conosciute, Le Professeur Taranne (1953), è accusato di varie cose (nudità in pubblico, spargimento di rifiuti, plagio), le quali sono da lui tutte negate, solo per vedere le sue negazioni ritorcersi contro di lui in prove ancora più schiaccianti delle sue infrazioni. Questo testo fu direttamente influenzato da un sogno che Adamov fece.

Meno note al pubblico sono le sue opere in prosa, che annoverano racconti brevi come Fin Août (in Je… Ils…, 1969). I loro temi girano intorno a soggetti come il masochismo, che l’autore considerava una «immunizzazione contro la morte». Interessanti sono anche le sue traduzioni e adattamenti di opere straniere: La morte di Danton da Georg Büchner, Edoardo II da Christopher Marlowe, I piccoli borghesi di Maksim Gorkij, Le anime morte di Gogol.

La sua opera è stata in gran parte raccolta in tre volumi di Théâtre (1953, 1955, 1966). Le sue riflessioni e note sul teatro sono contenute nel volume Ici et maintenant (1964).

Adamov si suicidò prendendo una dose eccessiva di barbiturici nel 1970.

Sua moglie, Jacquie Adamov, il cui vero nome era Jacqueline Autrusseau-Adamian, era una giornalista e psicanalista francese. Nacque il 5 febbraio 1922 e morì il 14 gennaio 2004 a Villejuif nel Val-de-Marne. Fu segretaria di radazione della rivista dell’«Institut français de psychanalyse».

Opere [modifica]
La Parodie (1947, pubblicato nel 1952)
Invasion (1949)
La Grande et la petite manœuvre (1950)
Tous contre tous (1952)
Le Professeur Taranne (1953)
Le Ping Pong (1955)
Paolo Paoli (1956)
Le printemps 71 (1961)
La Politique des restes (1962)
Thomas More ou L’homme seul (con R. Bolt, 1963)
Ici et maintenant (saggio, 1964)
La Sainte Europe (1965)
M. le Modéré (1967)
Off Limits (1968)
Je… Ils… (1969)
Si l’été revenait (1970)
Théâtre, 3 volumi (1953, 1955, 1966)

da Wikipedia
http://it.wikipedia.org/wiki/Arthur_Adamov

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