FINIMONDO - l'arresto delle funzioni
Il Terzo episodio è il compimento di un cammino che ha portato la compagnia a esplorare le possibilità espressive del connubio tra diversi linguaggi al servizio del teatro: da quelli “mediati” come il video e il suono a quelli più diretti come la performance. L’intenzione è quella di sfruttare le potenzialità semantiche che i vari media sono in grado di svolgere all’interno di un racconto. La scontro, il parallelismo,la sottrazione, la somma delle componenti in gioco sono tesi al raggiungimento dell’obiettivo di fondo che guida i nostri lavori: la creazione di un altrove. Un mondo popolato da personaggi ambigui che si muovono tra crudeltà e tenerezza. Dal punto divista narrativo l’evoluzione della storia è mirata al coinvolgimento dello spettatore, al quale è richiesta una partecipazione attiva per suturare i tagli che la sceneggiatura prevede. Un teatro antipsicologico in cui la fa da padrone la dimensione visiva, fumettistica, da romanzo di appendice.
Finimondo è la parte terminale della prima fase di ricerca della compagnia. La maturazione di un’idea di teatro spuria, contaminata, fatta di eclettismo, digressione e collage. Dall’anarchismo istintivo di Bio_logico,passando per la formazione Retrospettiva della personalità, fino all’urgenza di Finimondo, seguendo il filo rosso di una condizione “prometeica” del protagonista, l’illimitata possibilità per l’uomo di intervenire sulla natura mediante la tecnica. Il tema di riferimento di questo episodio è la manipolazione genetica. La concessione di brevetti sui geni, sulle linee cellulari, sui tessuti, sugli organi e organismi. Con le declinazioni che questo presupposto implica. Prima su tutte quella del “doppio”.
Sinossi
Pareti di plexiglass traslucido circoscrivono la scena nella quale si muovono ipersonaggi; tre videoproiezioni attraversano i personaggi sul palco in modo da creareil loro habitat, raccontare eventi lontani o simultanei; il montaggio dei video sfrutteràle possibilità offerte dal multi schermo così da fornire allo spettatore molteplici punti divista; l’intreccio narrativo si dipana su due canali paralleli, quello video e quello live, distillando le necessarie informazioni sulla vicenda per permetterne la completaricostruzione al termine della visione. Un tappeto sonoro perenne è parte integrantedella scena, sottolinea e accompagna, compendio al pathos narrativo.
In scena un uomo incatenato, una maschera al volto, sanguinante.
Segni vitali indiminuzione, a intervalli regolari una scossa di corrente lo attraversa.La genesi del presente in scena viene ricostruitaattraverso le immagini che si alternano sugli schermi: ildestino del personaggio si compie attraverso varie proveatte a scoprire la sua vera origine, sballottato tra le verità ele immagini che lo penetrano e lo attraversano. E' una lotta a tratti impari quella tra il corpo e gli schermi, la potenza delle videoproiezioni contro l'energia dell'animale in gabbia. Un contemporaneo altrove, ove il confronto èinevitabile, ove il reale è crudo e conturbante ma dai risvolti inaspettati, sfuggente come le immagini video, figlie anch'esse della velocità di un mondo troppo veloce e falsato.
Oliver Stanford non è Oliver Stanford. Il personaggio fin qui conosciuto è in verità il gemello di Oliver, Nigel. Separati dalla nascita, l’uno fino ad ora non ha saputo dell’esistenza dell’altro. Non appena Nigel scopre l’inquietante verità, decide di liberarsi del fratello, ostacolo ai suoi piani di potere. Ma nemmeno Nigel è a conoscenza della sua vera origine, complice e vittima del suo stesso piano.
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