Intervista di Patrizia Bologna PDF Stampa E-mail

Intervista di Patrizia Bologna

per Festival delle Colline 2007


 Quale formazione hanno i membri di JeanMarieVolonté performing art club? Come nasce il gruppo?

La compagnia nasce alla fine del 2004. Il nucleo storico è composto da Fabio Melotti e Gianfranco Lovera, cui si è unito Lucio Lionello. Ci occupiamo, ognuno con le sue competenze, della drammaturgia, della produzione, dei video e della direzione. Gli altri membri del gruppo li abbiamo avvicinati in base alle necessità del momento, che, col passare del tempo, si sono traformate in esigenze. Perlopiù si tratta di professionisti con una formazione consolidata che ora lavorano stabilmente con noi(e non solo). L'obbiettivo era di creare un gruppo nel quale ogni membro avesse un margine d'azione il più ampio possibile, così da poter sfruttare i diversi linguaggi, da quello attoriale, al video, dal sonoro alla messa in scena, senza ricominciare ogni volta da capo.

 BIO_LOGICO - la logica della vita, primo episodio de La Trilogia di Oliver Stanford, è una performance il sistema punitivo. Cosa vi ha spinto a lavorare su questo tema?

Tutta la trilogia non da riferimenti temporali precisi. Ogni episodio è ambientato in un tempo ed uno spazio non definiti: un futuro possibile, in cui
i margini di sviluppo della "storia", svincolati dall'attualità, si ricollegano al mito. In alcuni casi è più esplicito, in altri meno, ma c'è una volontà precisa di rielaborare la "grande narrazione simbolica", come momento fondamentale dell'esperienza, che tende a soddisfare il bisogno di fornire una spiegazione ai fenomeni. Il mito è soprattutto un racconto: una storia, che comprende sia gli aspetti terribili che i risvolti patetici, dove ci sono dei personaggi in azione e una trama che si snoda. Bio_logico è soprattutto questo.

 RETROSPETTIVA – la perdita dell’amnesia, secondo episodio de La Trilogia, è una riflessione sull’uomo, la memoria e l’amnesia. Di cosa si tratta?

Il secondo episodio è legato, come dice il sotto-titolo, alla "perdita dell'amnesia". Che è poi la riconquista della memoria. Di quale però non è dato sapere. Partendo dal presupposto che "indietro non si torna", ecco che lo sguardo "retrospettivo" è lo strumento attraverso il quale ricostruire la propria di storia. Un eccesso di verità stronca la vita, avverte Nietzsche, per agire bisogna avere la forza di dimenticare. Il problema non è ritrovare l'esattezza del passato, bensì riscrivere una storia del presente, che produca mutamenti significativi, e in questo caso ci riferiamo anche a chi viene a vedere i nostri spettacoli.

 Come si struttura l’intero progetto de La Trilogia di Oliver Stanford? Quale il legame tra le tre parti?

Innanzi tutto c'è un legame "evolutivo". Il nostro personaggio compie un percorso, e naturalmente non anticipiamo come andrà a finire. Poi c'è l'aspetto, diciamo così, epistemologico, di riflessione sul linguaggio, o meglio sui linguaggi. A partire dal titolo, che nelle nostre intenzioni è un significato nuovo alle parole che utilizziamo. Tutta la realtà è diventata sperimentale. In assenza di un destino, l'uomo moderno è votato alla sperimentazione illimitata di se stesso.

 

 

 
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